Red Sands
lunedì 19 marzo 2012
giovedì 1 marzo 2012
The Descendants
Appena tornato da una serata al cinema, ho visto Paradiso Amaro che è l'ultimo film di Alexander Payne. E' tratto da un romanzo di Kaui Hart Hemmings e tra le altre cose ha vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura non originale proprio la settimana scorsa.
Il film parla della vita di un benestante avvocato hawaiano che viene drammaticamente stravolta da un incidente di cui rimane vittima sua moglie. Il protagonista dovrà fronteggiare una serie di situazioni strettamente collegate al drammatico accadimento. Alcune di queste lo porteranno ad affrontare problemi irrisolti da molto tempo, altre gli consentiranno di poter guardare da una diversa prospettiva la sua vita fino a ritrattare giudizi e decisioni date, fino ad allora, per scontate. Dovrà affrontare la sua famiglia nella quale si riscopre essere lui stesso un estraneo; il tutto incorniciato in una grande allegoria che è il luogo stesso in cui si svolgono i fatti: un paradiso, dove basta scostare il lieve velo delle apparenze per scoprire una realtà molto lontana dalle aspettative.
Si tratta di una di quelle pellicole in cui la storia non ha una reale evoluzione e nel corso della stessa si mantiene una sorta si stasi, più volte evidenziata da scene e momenti che si ripetono. Ciò che davvero si evolve sono invece i protagonisti che riescono a crescere ed apprendere lungo il districarsi della trama, fino a raggiungere uno stato più "adulto" e consapevole. Lo spettatore segue tutti questi cambiamenti passo per passo stando a diretto contatto con i personaggi e affrontando con loro paure e difficoltà.
La realizzazione del film è ottima e questo è per una larghissima parte dovuto a due attori bravissimi quali
Shailene Woodley e George Clooney che interpretano rispettivamente figlia e padre. Cluni si rivela essere davvero profondo e spesso comunica più con i lunghi silenzi di quanto faccia con le battute. Bravissima anche lei, adolescente un po' sbandata che d'un tratto viene catapultata nella vita reale ed è la vera figura forte di una famiglia che rischia di sgretolarsi . Insieme riescono a trasmettere le emozioni e l'angoscia che si provano nell'affrontare un momento difficile della vita come l'elaborazione di un lutto.
Nel complesso è un film che merita e dà anche qualche spunto di riflessione... A volte la trama diventa un po' troppo prevedibile e spesso l'unica attesa per lo spettatore sta tutta nel capire la reazione che i personaggi avranno nell'affrontare le situazioni che si presentano.
Il film parla della vita di un benestante avvocato hawaiano che viene drammaticamente stravolta da un incidente di cui rimane vittima sua moglie. Il protagonista dovrà fronteggiare una serie di situazioni strettamente collegate al drammatico accadimento. Alcune di queste lo porteranno ad affrontare problemi irrisolti da molto tempo, altre gli consentiranno di poter guardare da una diversa prospettiva la sua vita fino a ritrattare giudizi e decisioni date, fino ad allora, per scontate. Dovrà affrontare la sua famiglia nella quale si riscopre essere lui stesso un estraneo; il tutto incorniciato in una grande allegoria che è il luogo stesso in cui si svolgono i fatti: un paradiso, dove basta scostare il lieve velo delle apparenze per scoprire una realtà molto lontana dalle aspettative.
Si tratta di una di quelle pellicole in cui la storia non ha una reale evoluzione e nel corso della stessa si mantiene una sorta si stasi, più volte evidenziata da scene e momenti che si ripetono. Ciò che davvero si evolve sono invece i protagonisti che riescono a crescere ed apprendere lungo il districarsi della trama, fino a raggiungere uno stato più "adulto" e consapevole. Lo spettatore segue tutti questi cambiamenti passo per passo stando a diretto contatto con i personaggi e affrontando con loro paure e difficoltà.
La realizzazione del film è ottima e questo è per una larghissima parte dovuto a due attori bravissimi quali
Shailene Woodley e George Clooney che interpretano rispettivamente figlia e padre. Cluni si rivela essere davvero profondo e spesso comunica più con i lunghi silenzi di quanto faccia con le battute. Bravissima anche lei, adolescente un po' sbandata che d'un tratto viene catapultata nella vita reale ed è la vera figura forte di una famiglia che rischia di sgretolarsi . Insieme riescono a trasmettere le emozioni e l'angoscia che si provano nell'affrontare un momento difficile della vita come l'elaborazione di un lutto.
Nel complesso è un film che merita e dà anche qualche spunto di riflessione... A volte la trama diventa un po' troppo prevedibile e spesso l'unica attesa per lo spettatore sta tutta nel capire la reazione che i personaggi avranno nell'affrontare le situazioni che si presentano.
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24Hz
domenica 5 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
Minivan
Con questa provo a lanciare una nuova rubrica...
Non mi sono mai avventurato a parlare di musica fin ora, ma non perché non apprezzi l'arte.
In cuor mio considero la musica senza dubbio la più espressiva e profonda forma di comunicazione che questa nostra specie si sia inventata. Forse la vera grande conquista dopo la scrittura.
No, non ho mai scritto di musica solo perché sono solito venerarla e non mi sento all'altezza di poterne parlare, perché temo di cadere in discorsi ovvi e sempliciotti che non avrebbero nessun valore aggiunto rispetto ad una pubblicità o qualcosa di più infimo (se esiste...)
Mi sono convinto a scrivere qualche riga solo perché dopo un periodo in cui mi ero fossilizzato a sentire troppo spesso sempre le stesse due persone ho scoperto questo album quasi per caso. Ora di persone ne sento tre... com'è facile controllare anche qui, ma è un passo avanti, no?
I Black Keys li ho conosciuti alla radio, sentendo il singolo in giro... orecchiabile, diverso dal solito ma sinceramente non mi aspettavo molto di più.
Loro sono due ragazzi americani (non partite prevenuti come stavo facendo io...) che fanno quasi tutto da soli, dividendosi tra chitarra e batteria. Sono insieme dal 2001 ma sono già al loro settimo album "in studio".
Io, di album, ho ascoltato l'ultimo, El Camino. Anche sul nome c'è da dire due parole, El Camino è una gran bella Chevrolet anni '60 ma la copertina riporta un ben più proletario minivan nemmeno in ottime condizioni.
La loro musica è davvero particolare e già dopo il terzo ascolto l'album mi ha preso; e questo senza praticamente escludere nessuna traccia. Si tratta di un genere fuori dal tempo che mette insieme blues e indie in una miscela strana e coinvolgente. Non penso di dire una bestemmia affermando che si tratta di un gruppo che risuona gli anni '50 e '60 con l'originalità e lo spessore che manca in una scena musicale internazionale in cui il commerciale regna.
Non mi dilungherò ancora ma ci tengo a suggerivi tre tracce che mi hanno colpito sulle dieci dell'LP.
Tralasciando il singolo, che è un ottimo stuzzichino per comprare il disco, vi consiglio di ascoltare:
-Gold on the Ceiling
-Little Black Subarine
-Run Right Back
Ora in punta di piedi esco da questo terreno spinoso che è la musica... che tanto amo ma di cui voglio parlare poco. La musica va ascoltata...
Non mi sono mai avventurato a parlare di musica fin ora, ma non perché non apprezzi l'arte.
In cuor mio considero la musica senza dubbio la più espressiva e profonda forma di comunicazione che questa nostra specie si sia inventata. Forse la vera grande conquista dopo la scrittura.
No, non ho mai scritto di musica solo perché sono solito venerarla e non mi sento all'altezza di poterne parlare, perché temo di cadere in discorsi ovvi e sempliciotti che non avrebbero nessun valore aggiunto rispetto ad una pubblicità o qualcosa di più infimo (se esiste...)
Mi sono convinto a scrivere qualche riga solo perché dopo un periodo in cui mi ero fossilizzato a sentire troppo spesso sempre le stesse due persone ho scoperto questo album quasi per caso. Ora di persone ne sento tre... com'è facile controllare anche qui, ma è un passo avanti, no?
I Black Keys li ho conosciuti alla radio, sentendo il singolo in giro... orecchiabile, diverso dal solito ma sinceramente non mi aspettavo molto di più.
Loro sono due ragazzi americani (non partite prevenuti come stavo facendo io...) che fanno quasi tutto da soli, dividendosi tra chitarra e batteria. Sono insieme dal 2001 ma sono già al loro settimo album "in studio".
Io, di album, ho ascoltato l'ultimo, El Camino. Anche sul nome c'è da dire due parole, El Camino è una gran bella Chevrolet anni '60 ma la copertina riporta un ben più proletario minivan nemmeno in ottime condizioni.
La loro musica è davvero particolare e già dopo il terzo ascolto l'album mi ha preso; e questo senza praticamente escludere nessuna traccia. Si tratta di un genere fuori dal tempo che mette insieme blues e indie in una miscela strana e coinvolgente. Non penso di dire una bestemmia affermando che si tratta di un gruppo che risuona gli anni '50 e '60 con l'originalità e lo spessore che manca in una scena musicale internazionale in cui il commerciale regna.
Non mi dilungherò ancora ma ci tengo a suggerivi tre tracce che mi hanno colpito sulle dieci dell'LP.
Tralasciando il singolo, che è un ottimo stuzzichino per comprare il disco, vi consiglio di ascoltare:
-Gold on the Ceiling
-Little Black Subarine
-Run Right Back
Ora in punta di piedi esco da questo terreno spinoso che è la musica... che tanto amo ma di cui voglio parlare poco. La musica va ascoltata...
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#nowplaying
domenica 22 gennaio 2012
Tinker, Tailor, Soldier, Spy
Sono appena rientrato da una piacevole serata al cinema, ho visto La talpa: un film di Thomas Alfredson tratto da un libro di John le Carré.Si tratta di un gran bel film di spionaggio, come quelli che si facevano prima che l'apparire e le esplosioni gratuite soppiantassero senza pietà una buona storia ed una ottima recitazione.
Il film è del 2011 e dura poco più di due ore senza annoiare mai. E' tratto da un romanzo di uno scrittore inglese che è diventato famoso per romanzi di spionaggio e guerra fredda, uno che nei servizi c'è stato per davvero...
Si tratta di una visione del mondo dell'intelligence che dal grande schermo mancava; molto molto smitizzata e cruda nel suo realismo. Una narrazione che non ha bisogno di scene eclatanti e d'azione che procede in maniera lenta e graduale, come tanti piccoli granelli in una clessidra che solo alla fine trovano posto nel meccanismo perfetto.
La storia è forse la componente meno originale della pellicola: siamo in guerra fredda e tra i due schieramenti contrapposti serpeggia il terrore di una rispettiva talpa. C'è chi da adito a questa teoria e chi per averla troppo assecondata perde il posto o la vita... Licenziato il vecchio capo del "Circus" il ministro si affida ad un ex agente per indagare all'interno dell'MI6 e dissipare definitivamente i dubbi.
Se l'incipit può sembrare sul già visto, tutt'altro è lo svilupparsi della storia stessa e l'intreccio dei personaggi. Il finale lascia davvero sorpresi e piacevolmente affascinati.
La realizzazione della pellicola cala lo spettatore completamente negli anni in cui i fatti si svolgono. Sembra di poter respirare il clima austero e pesante rappresentato in maniera magistrale nella penombra degli appartamenti londinesi o tra i fumi del porto di Istanbul.
Spesso si fa largo uso di primi piani e di lunghissimi piani sequenza che introducono una reale introspezione dei personaggi. Personaggi che non sono mai banali, che crescono e si evolvono in ogni scena. A dare un gradissimo contributo c'è un cast davvero ottimo nel quale ho avuto il piacere di ritrovare l'ormai noto Cumberbatch affiancato da attori di maggiore esperienza come John Hurt, Gary Oldman e Toby Jones.
I dialoghi non sono mai casuali, ma invece preziosi fino all'ultimo sospiro. Tutto in questo film contribuisce a creare i tasselli per una storia intricata e complessa che di sicuro lascia a chi lo guarda ampi spunti per discussioni e commenti da esaurire con amici nel dopo-cinema...
Nel complesso il film non sbaglia davvero niente apparte forse il sacrificare un bellissimo titolo che perde moltissimo nella versione italiana... non solo in originalità quanto in significato. Eppoi che dire, Oldman ha qualcosa di Servillo ne "Il Divo"...
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24Hz
domenica 8 gennaio 2012
Per evitare spoiler
Prima o poi dovevo prevedere che sarebbe successo, l'unico rimpianto è che sia accaduto con una serie meravigliosa e con una puntata magistralmente scritta da Steven Moffat quale "A Scandal in Belgravia".

Sono solito mettere le mani sulle puntate in lingua originale delle mie trasmissioni preferite e provvedere personalmente all'aggiunta dei sottotitoli, con l'aiuto preziosissimo della comunità di Itasa.
Succede però che più tengo ad una serie più il desiderio che il prodotto finito sia perfetto scavalca quello più naturale di vedere la puntata il prima possibile. Il tempo passa, i tentativi sono molteplici e alla fine gli amici scaricano semplicemente la puntata e vieni accidentalmente spoilerato.
Per far si che questo non succeda più, mi sono deciso a scrivere poche righe sul come aggiungere sottotitoli ad un file video senza "rovinarlo"
Cosa voglio ottenere:
Un file unico che contenga la traccia audio/video e i sottotitoli, attivabili se voluto, proprio come in un normale DVD.
Cosa di solito ottenevo:
Il modo più comune con cui una trasmissione sottotitolata viene distribuita è questo: un file, nel formato che preferiamo, con i sottotitoli sempre impressi sullo schermo, senza la possibilità di modificarne la dimensione il colore o la lingua visualizzata.
Vengono realizzati in questo modo: il file audio/video è di fatto nient'altro che un contenitore; nulla di diverso da una scatola. E' l'equivalente di una cartella con dentro due file: uno è video e l'altro l'audio, del formato (tipologia) compatibile con il tipo di scatola che li contiene.
Se voglio aggiungere i sottotitoli apro questa scatola, prendo il file video e prendo il file di testo con i sottotitoli che voglio aggiungere; nel file con i sottotitoli (un .srt ad esempio) leggo un "tempo", ad esempio:
Ottengo così un nuovo file video, che dovrà essere ricodificato, cioè ri-salvato in un file video visibile (processo che, anche con le migliori intenzioni fa perdere qualità allo stesso).
Esistono migliaia di modi per codificare un file video, se si è stati accorti si utilizza lo stesso "tipo" di quello di origine. Se così non fosse 9 volte su 10 cambiando tipo di codifica devo cambiare anche il contenitore (ricordate la scatola?) e anche il file audio a questo punto dovrà essere convertito nel nuovo formato (lui, povero era perfetto così com'era...), conforme anch'esso al nuovo contenitore.
Risultato? Più tocchi più fai danni, nella migliore delle ipotesi perdi solo qualità; nella peggiore sputtani la sincronia audio/video (mio caso -.-'') e ripristinarla è una vera impresa.
Cosa ho ottenuto:
Un gioiellino di programma che fa la cosa più stupida del mondo e anche quella più coerente, cioé non toccare nulla del file di partenza ma semplicemente aggiungere il file con i sottotitoli del contenitore (ahimé cambiandolo.)
Il programma di cui sto parlando prende in pasto un AVI (ed esclusivamente quello, maledetto lui, che sia maledetto) e tira fuori un bellissimo DIVX, cioè un file con estensione .divx per capirci; lasciando audio e video inalterati e aggiungendo la traccia (o LE tracce) dei sottotitoli.
Quello che ottieni è un file che non ha perso nulla in qualità e nel quale puoi disattivare e riattivare i sottotitoli quando più ti aggrada.
Cosa ho imparato:
Che questi esperimenti non devo farli con l'ultimissima puntata di Sherlock finendo a guardarla con una settimana di ritardo :)
Saluti!

Sono solito mettere le mani sulle puntate in lingua originale delle mie trasmissioni preferite e provvedere personalmente all'aggiunta dei sottotitoli, con l'aiuto preziosissimo della comunità di Itasa.
Succede però che più tengo ad una serie più il desiderio che il prodotto finito sia perfetto scavalca quello più naturale di vedere la puntata il prima possibile. Il tempo passa, i tentativi sono molteplici e alla fine gli amici scaricano semplicemente la puntata e vieni accidentalmente spoilerato.
Per far si che questo non succeda più, mi sono deciso a scrivere poche righe sul come aggiungere sottotitoli ad un file video senza "rovinarlo"
Cosa voglio ottenere:
Un file unico che contenga la traccia audio/video e i sottotitoli, attivabili se voluto, proprio come in un normale DVD.
Cosa di solito ottenevo:
Il modo più comune con cui una trasmissione sottotitolata viene distribuita è questo: un file, nel formato che preferiamo, con i sottotitoli sempre impressi sullo schermo, senza la possibilità di modificarne la dimensione il colore o la lingua visualizzata.
Vengono realizzati in questo modo: il file audio/video è di fatto nient'altro che un contenitore; nulla di diverso da una scatola. E' l'equivalente di una cartella con dentro due file: uno è video e l'altro l'audio, del formato (tipologia) compatibile con il tipo di scatola che li contiene.
Se voglio aggiungere i sottotitoli apro questa scatola, prendo il file video e prendo il file di testo con i sottotitoli che voglio aggiungere; nel file con i sottotitoli (un .srt ad esempio) leggo un "tempo", ad esempio:
..ed una "frase". Il programma non fa altro che andare al minuto 0 e al secondo 56,blablabla e scrivere su ogni fotogramma la frase "Non ti è permesso continuare" fino al fotogramma di 2 secondi più avanti.00:00:56,833 --> 00:00:58,833Non ti e' permesso continuare.
Ottengo così un nuovo file video, che dovrà essere ricodificato, cioè ri-salvato in un file video visibile (processo che, anche con le migliori intenzioni fa perdere qualità allo stesso).
Esistono migliaia di modi per codificare un file video, se si è stati accorti si utilizza lo stesso "tipo" di quello di origine. Se così non fosse 9 volte su 10 cambiando tipo di codifica devo cambiare anche il contenitore (ricordate la scatola?) e anche il file audio a questo punto dovrà essere convertito nel nuovo formato (lui, povero era perfetto così com'era...), conforme anch'esso al nuovo contenitore.
Risultato? Più tocchi più fai danni, nella migliore delle ipotesi perdi solo qualità; nella peggiore sputtani la sincronia audio/video (mio caso -.-'') e ripristinarla è una vera impresa.
Cosa ho ottenuto:
Un gioiellino di programma che fa la cosa più stupida del mondo e anche quella più coerente, cioé non toccare nulla del file di partenza ma semplicemente aggiungere il file con i sottotitoli del contenitore (ahimé cambiandolo.)
Il programma di cui sto parlando prende in pasto un AVI (ed esclusivamente quello, maledetto lui, che sia maledetto) e tira fuori un bellissimo DIVX, cioè un file con estensione .divx per capirci; lasciando audio e video inalterati e aggiungendo la traccia (o LE tracce) dei sottotitoli.
Quello che ottieni è un file che non ha perso nulla in qualità e nel quale puoi disattivare e riattivare i sottotitoli quando più ti aggrada.
Cosa ho imparato:
Che questi esperimenti non devo farli con l'ultimissima puntata di Sherlock finendo a guardarla con una settimana di ritardo :)
Saluti!
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